Ciao a tutti. In ritardo di qualche giorno, ecco a voi la mia recensione di Jade City, primo volume di una delle mie serie fantasy preferite degli ultimi anni: la saga della Ossa Verdi di Fonda Lee.
AUTORE: Fonda Lee
COLLANA: Oscar Vault
PREZZO (CARTACEO): 24,00€
PREZZO (EBOOK): 11,99€
TRAMA: La giada è la linfa vitale dell'isola di Kekon: estratta, venduta, rubata, e soprattutto usata da secoli dai guerrieri Ossa Verdi come la famiglia Kaul per potenziare le loro abilità marziali e difendere l'isola dagli invasori stranieri. Ormai le guerre sono finite e la nuova generazione di Kaul, a capo del clan Zero Vette, vuole solo proteggere i propri affari e dominare il mercato della giada. È un mondo in rapido cambiamento nel quale le antiche tradizioni d'onore non hanno più posto. E quando spunta una nuova droga che permette a chiunque di maneggiare la giada, la tensione tra il clan Zero Vette e i rivali della Montagna esplode con violenza. È in gioco il destino di tutte le Ossa Verdi, e dell'intera Kekon.
Jade City è il primo volume della Saga delle Ossa Verdi di Fonda Lee, una serie (urban) fantasy molto conosciuta tra gli appassionati del genere e di cui avevo sentiro parlare piuttosto bene. Ho iniziato la lettura senza sapere esattamente cosa aspettarmi, se non che sarebbe stato una sorta di "mafia fantasy in salsa orientale".
E, in un certo senso, è stato proprio così così, nonostante questa definizione un po' trash non renda affatto giustizia alla complessità della storia.
Jade City è ambientato a Janloon, la capitale di Kekon, una piccola isola che ha da poco conquistato l'indipendenza e che è caratterizzata dalla presenza di una risorsa naturale unica al mondo, la giada, che in questo universo è in grado di fornire capacità fisiche fuori dal comune a coloro che sono in grado di farne uso.
Nonostante Kekon sia di fatto una monarchia, il potere a Janloon è spartito tra due clan rivali, entrambi discendenti di uno dei due eroi della Guerra di Indipendenza: da una parte ci sono gli Zero Vette, che includono la famiglia Kaul e i suoi alleati, dall'altra la Montagna, governata dalla pericolosa Ayt Mana, figlia adottiva del fondatore, che ha sgominato a fil di spada tutti i suoi rivali per la lotta al potere.
I protagonisti sono proprio i tre fratelli Kaul: Lan, Pilastro del clan, schiacciato dalle responsabilità che il suo ruolo richiede, Hilo, suo braccio destro, violento e imprevedibile, e Shae, la sorella minore appena tornata dall'estero, unica fra i tre a non voler indossare la giada, che ne amplifica i sensi e le capacità fisiche.
I primi capitoli di Jade City, nonostante ne avessi apprezzato comunque la qualità (superiore a quella di molti fantasy usciti nell'ultimo periodo), non mi avevano convinto più di tanto: il ritmo lento e la miriade di personaggi coinvolti (molti con nomi simili fra loro e dunque non così facili da distinguere) mi hanno reso difficile sentirmi coinvolta nella vicenda, almeno nei primi capitoli. Sì perché, da circa metà romanzo, con un colpo di scena grande come una casa (nonostante, in un certo senso, lo avessi sentito arrivare), il romanzo cambia drasticamente. Il ritmo narrativo si fa più serrato, i personaggi evolvono, gli avvenimenti narrati diventano più interessanti.
Insomma, se già prima Jade City poteva essere considerato un buon romanzo, dopo circa duecento pagine, riesce ad esprimere al meglio il suo potenziale.
Ho davvero apprezzato la cura messa da Fonda Lee in questa opera. Il world-building è molto originale e interessante: ho apprezzato le ambientazioni di stampo orientale, gli intermezzi dedicati alla mitologia e alle tradizioni del popolo kekonese, nonché le descrizioni che permettono al lettore di sentirsi coinvolto in prima persona nella vicenda (sarà che ho letto Jade City in estate, ma mi sembrava proprio di sentire la canicola umida di Janloon sulla pelle).
Un altro aspetto che mi è piaciuto molto sono state le scene d'azione. Fonda Lee è appassionata di arti marziali e, tra le varie ragioni, ha scritto Jade City per poter inserire scene di combattimento nel romanzo. Mai scelta si rivelò più azzeccata: i combattimenti sono infatti scritti bene e molto scenografici, grazie alla trovata della giada, che permette di rendere questo tipo di scene ancora più esagerate mantenendo comunque una certa coerenza narrativa.
Anche i personaggi rientrano tra i pro del romanzo. Non è facile gestire molteplici punti di vista (e in questo libro ne ho contati almeno cinque diversi) ma Fonda Lee ci riesce bene. Ciascuno dei protagonisti ha una propria personalità e un proprio modo di agire che lo rendono unico e gli permettono di distinguersi fra la miriade di comprimari, personaggi secondari e comparse che caratterizzano questo libro. Inoltre l'autrice è capace di fare affezionare il lettore anche ai personaggi più grigi. Non ci sono eroi in Jade City, ma solo antieroi e personaggi sfaccettati, che mostrano sia i loro pregi più luminosi, che i loro lati più oscuri, e per questo risultano ben più credibili rispetto ai loro omologhi di altre serie fantasy.
Il finale si è rivelato caotico e ricco di effetti speciali, ma per quanto piuttosto "tamarro" (passatemi il termine, non saprei come descriverlo) non solo mi è piaciuto lo stesso, ma mi ha lasciato la voglia di gettarmi a capofitto tra le pagine del secondo volume della serie, Jade War.
Dunque la mia valutazione è di quattro stelline e mezzo. Ho inaspettatamente amato Jade City e, considerato anche che la serie è stata tradotta integralmente da Oscar Vault, non posso fare altro che consigliarvi questo libro, soprattutto se siete appassionati di fantasy di ispirazione orientale ambientati in un contesto contemporaneo.
Non ve ne pentirete!

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