venerdì 5 giugno 2026

Recensione: Lady Macbeth - Ava Reid

Buongiorno! Dopo avervi recensito nello scorso post un titolo e/o (Noi di Christelle Dabos), rimaniamo nella stessa casa editrice con Lady Macbeth di Ava Reid, retelling ispirato all'opera shakespeariana pubblicato nella collana "giovane" Ne/oN. 

TITOLO: Lady Macbeth  
AUTORE: Ava Reid
COLLANA: Ne/oN 
PREZZO (CARTACEO): 17,60€ 
PREZZO (EBOOK): 10,99€ 
TRAMA: Lady Macbeth sa bene che raccontano storie su di lei: dicono che i suoi occhi inducano la follia negli uomini.
Lady Macbeth sa di essere destinata a sposare quel bruto scozzese, che non mette da parte i suoi modi bruschi e violenti da guerriero neanche quando si avvicina al letto nuziale.
Lady Macbeth sa che la sua corte le è ostile, e dovrà giocare di strategia – e sa che questo gioco richiederà tutta la sua astuzia e i poteri magici che nasconde: è una questione di sopravvivenza.
Ma Lady Macbeth non sa che anche il marito ha dei segreti occulti. Non sa nulla della profezia che lo cinge come un'armatura.
E soprattutto non sa di essere lei stessa una minaccia all'ordine del mondo. 
O meglio, non lo sa ancora. 
Ma presto lo saprà.


Lady Macbeth è un retelling fantasy scritto da Ava Reid ed incentrato sull'omonima figura shakespeariana. Avevo aspettative piuttosto alte sul romanzo, perché da un lato apprezzo parecchio Shakespeare (e Macbeth è, a mio avviso, una delle sue opere migliori) e dall'altro trovo Ava Reid una delle più talentuose autrici mainstream degli ultimi anni.
Tuttavia avevo anche qualche dubbio: si possono veramente scrivere retelling di vere e proprie pietre miliari della letteratura inglese senza snaturarne il contenuto? Dove arriva il confine tra creatività e vilipendio?
Lady Macbeth è a mio avviso un romanzo molto borderline da questo punto di vista. Da Macbeth prende sicuramente i punti principali della trama, ma Ava Reid ci mette tanto, forse anche troppo, di suo, al punto che sono convinta che se questo libro si fosse intitolato Lady Roscille forse mi sarebbe piaciuto di più.
Ava Reid, infatti, immagina un backstory per Lady Macbeth: nel romanzo la donna (anzi la ragazza, in quanto è appena diciassettenne) è la bellissima figlia bastarda di un nobile bretone, di cui si dice che il suo sguardo possa ridurre un uomo alla follia.
La ragazza, chiamata Roscille, viene promessa in sposa a Macbeth, nobile scozzese con grandi ambizioni. Così, cresciuta in un ambiente raffinato, si trova catapultata nelle rigide corti scozzesi, dove viene costretta a contare sulle proprie forze per sopravvivere e per ritagliarsi un ruolo di potere nella sua nuova vita.
Peccato che, se all'inizio le sue macchinazioni le permettono di conquistare la fiducia del marito, più la posta in gioco si alza e più Roscille si rende conto di essersi immischiata in un gioco pericoloso.
Da un lato Lady Macbeth mi è piaciuto. La storia prende spunto da Macbeth ma pone l'accento sulla figura di Roscille, e su come il maschilismo della società dell'epoca l'abbia portata a diventare vittima dei suoi stessi piani. Ho apprezzato sicuramente le atmosfere della narrazione, cupe, magiche, quasi dark, e la prosa della Reid, particolare e sognante, in grado di trasportare il lettore in un altro luogo e in un'altra epoca.
Tuttavia ci sono alcuni punti che non mi hanno convinta appieno.
Primo fra tutti, la questione linguistica, che non solo viene ripetuta all'esasperazione, ma che ho trovato, in un certo senso, pure sbagliata. Il romanzo, infatti, punta molto sulla non-univocità dei nomi: cambia la lingua, cambia il nome, cambia forse anche la sostanza. La protagonista viene perciò chiamata Roscille, Roscilla o addirittura Rosalie (?) a seconda del luogo in cui si trova. Ma ciò non è sempre vero: infatti non ha molto senso che la gente si metta a cambiare il nome della protagonista senza alcun motivo (e specialmente di fronte a lei, che non si mette manco una volta a correggere la pronuncia del suo nome). È una scelta che sembra essere stata fatta solo per permettere all'autrice di sfoggiare i suoi studi di linguistica e di fatto non apporta nulla di concreto alla narrazione.
Inoltre la stessa personalità della protagonista non mi ha convinto: dov'è la spregiudicata, ambiziosa e senza scrupoli Lady Macbeth? Capisco che la Reid volesse rielaborare la storia in chiave femminista, ma assolvere Lady Macbeth non vuol dire trasformarla in una vittima imbelle: lei è una carnefice, tanto quanto il marito.
Per ultimo ci tenevo a menzionare un punto a difesa di Ava Reid: il romanzo ha ricevuto diverse critiche per xenofobia nei confronti degli scozzesi, ma da persona completamente estranea al contesto posso dire che ho trovato queste affermazioni esagerate (*). Non c'è nessun intento di sminuire gli scozzesi, che, per quanto dipinti come barbari (siamo comunque nel mille d.C: non è che l'Europa fosse messa tanto meglio) hanno comunque un'aura e un fascino non indifferente. E poi è comunque vero che "inglesi (o meglio, in questo caso scozzesi), gente che andava nuda a caccia di marmotte quando noi già s'accoltellava Giulio Cesare" (cit). Che cosa si aspettavano, di essere rappresentati come gente raffinata e acculturata?
Dunque la mia valutazione è di tre stelle. Come storia fantasy a sé Lady Macbeth mi è piaciuta, come retelling invece non mi ha convinta. In ogni caso, in positivo o in negativo, Ava Reid non mi lascia mai indifferente e continuerò a leggere anche i suoi nuovi romanzi.


(*) Come direbbe Willy dei Simpson: "Dannati scozzesi. Hanno rovinato la Scozia".

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