Ciao a tutti. La recensione di oggi è dedicata a uno dei romanzi che aspettavo di più nel 2026: Il finale si scrive da sé, il giallo di Evelyn Clarke, pseudonimo dietro cui si nascondono Cat Clarke e soprattutto V.E. Schwab, una delle mie autrici preferite per la prima volta alle prese con questo genere letterario. Se la saranno cavata? In generale sì... ma con qualche riserva.
Un giallo travolgente e carico di suspense. B.A. Paris
Brillante e innovativo. Da leggere assolutamente. Karin Slaughter
Le vite di sei scrittori e scrittrici emergenti stanno per cambiare per sempre: un invito misterioso ed esclusivo li conduce a Skelbrae, l'isola privata al largo della Scozia dove il leggendario Arthur Fletch si è ritirato per lavorare al suo ultimo, attesissimo romanzo. Al loro arrivo, però, scoprono che Fletch è morto e che il libro è rimasto incompiuto. Decisi a pubblicarlo comunque, l'agente e l'editore dello scrittore lanciano agli invitati una sfida impossibile da rifiutare: ciascuno avrà settantadue ore per inventare un finale degno di Fletch, vincendo così una ricompensa milionaria e un contratto da tre libri con la Merriweather Press. Un'occasione che capita una sola volta nella vita. Il riscatto che ciascuno di loro cerca dopo anni di sforzi, delusioni e rifiuti. Isolati dal mondo, armati solo di una macchina da scrivere e di una pila di fogli colorati, i sei si ritrovano intrappolati in un vortice di ambizione, vanità e segreti. Ma i segreti, si sa, non restano mai tali a lungo, e perdere il controllo della propria storia può avere conseguenze molto pericolose. Il finale si scrive da sé è un giallo brillante e pungente, che si diverte a giocare con i cliché dei generi letterari e i retroscena dell'industria editoriale. E, mentre i protagonisti rincorrono la fama tanto agognata, una cosa diventa sempre più chiara: se iniziare un romanzo è difficile, arrivare vivi all'ultima riga, su quest'isola, potrebbe essere la vera sfida.
















