sabato 25 luglio 2026

Recensione: Il finale si scrive da sé - Evelyn Clarke

Ciao a tutti. La recensione di oggi è dedicata a uno dei romanzi che aspettavo di più nel 2026: Il finale si scrive da sé, il giallo di Evelyn Clarke, pseudonimo dietro cui si nascondono Cat Clarke e soprattutto V.E. Schwab, una delle mie autrici preferite per la prima volta alle prese con questo genere letterario. Se la saranno cavata? In generale sì... ma con qualche riserva. 

TITOLO: Il finale si scrive da sé 
AUTORE: Evelyn Clarke 
COLLANA: Libri Mondadori
PREZZO (CARTACEO): 22,00€ 
PREZZO (EBOOK): 14,99€ 
TRAMA: Sei scrittori. Un'isola remota al largo della Scozia. Settantadue ore per trovare il finale di una storia che cambierà le loro vite.
In lizza per il miglior giallo dell'anno. Stephen King
Un giallo travolgente e carico di suspense. B.A. Paris
Brillante e innovativo. Da leggere assolutamente.
Karin Slaughter
Le vite di sei scrittori e scrittrici emergenti stanno per cambiare per sempre: un invito misterioso ed esclusivo li conduce a Skelbrae, l'isola privata al largo della Scozia dove il leggendario Arthur Fletch si è ritirato per lavorare al suo ultimo, attesissimo romanzo. Al loro arrivo, però, scoprono che Fletch è morto e che il libro è rimasto incompiuto. Decisi a pubblicarlo comunque, l'agente e l'editore dello scrittore lanciano agli invitati una sfida impossibile da rifiutare: ciascuno avrà settantadue ore per inventare un finale degno di Fletch, vincendo così una ricompensa milionaria e un contratto da tre libri con la Merriweather Press. Un'occasione che capita una sola volta nella vita. Il riscatto che ciascuno di loro cerca dopo anni di sforzi, delusioni e rifiuti. Isolati dal mondo, armati solo di una macchina da scrivere e di una pila di fogli colorati, i sei si ritrovano intrappolati in un vortice di ambizione, vanità e segreti. Ma i segreti, si sa, non restano mai tali a lungo, e perdere il controllo della propria storia può avere conseguenze molto pericolose. Il finale si scrive da sé è un giallo brillante e pungente, che si diverte a giocare con i cliché dei generi letterari e i retroscena dell'industria editoriale. E, mentre i protagonisti rincorrono la fama tanto agognata, una cosa diventa sempre più chiara: se iniziare un romanzo è difficile, arrivare vivi all'ultima riga, su quest'isola, potrebbe essere la vera sfida.


Il finale si scrive da sé (titolo originale The ending writes itself) è un curioso giallo a tema letterario, ispirato a Dieci piccoli indiani, scritto da Evelyn Clarke, pseudonimo dietro cui si nascondono V.E. Schwab, autrice conosciuta per le sue opere nel genere fantastico, e la sceneggiatrice Cat Clarke.
Il famosissimo scrittore Arthur Fletch muore in circostanze misteriose senza riuscire a completare il manoscritto dell'ultimo volume della serie dedicata alla sua eroina più famosa, Julia Petrarch.
Per terminare il libro, l'agente di Fletch invita sei promettenti scrittori, attivi in differenti generi e che per vari motivi non hanno ancora sfondato nell'industria letteraria, a passare un fine settimana nella magione di Fletch, su una remota isola scozzese, per proporre la loro conclusione del manoscritto.
Chi riuscirà a terminare il romanzo nel modo migliore vincerà un contratto a sei zeri con una grande casa editrice, in grado di svoltargli finalmente la carriera.
Sienna e Malcom, un duo marito e moglie che scrive gialli sotto lo pseudonimo Penn Stonely, Priscilla, autrice di romance, Millie, specializzata in fantasy young adult, Jaxon, scrittore di fantascienza, Kenzo, conosciuto per i suoi horror e infine Cate, che deve ancora debuttare ma che ha appena firmato un contratto con l'agente di Fletch, si trovano così a competere per la possibilità di emergere in un mercato che già altre volte ha rischiato di divorarli. Peccato che il soggiorno non si riveli così idilliaco come credono...
The ending writes itself è un romanzo particolare che mischia una sottotrama gialla a una storia di denuncia delle dinamiche dell'industria editoriale anglo-americana.
La prima parte è una lunghissima presentazione dei personaggi che, se da un lato mi ha incuriosito, dall'altro mi ha portato a domandarmi quando sarebbe iniziata la storia vera e propria.
E quando questa effettivamente inizia, a mio avviso viene liquidata troppo in fretta.
La vicenda infatti occupa di fatto solo la seconda parte del romanzo (che non è poi tanto più lunga del prologo e dell'epilogo) e questa scelta secondo me penalizza l'equilibrio della narrazione, sacrificando un corretto sviluppo della trama.
Non a caso, spesso le autrici finiscono per concentrarsi troppo sui problemi dell'industria editoriale, e troppo poco sugli eventi della storia. E, per quanto questa sia una decisione più che lecita, spesso mi sono trovata a pensare "basta lagne, voglio l'azione". (*)
I personaggi, come spesso accade nei gialli, non sono troppo approfonditi "per lasciare un alone di mistero" e sono raggruppabili in categorie quasi al limite dello stereotipo. Non che la cosa mi abbia dato troppo fastidio, considerato che questo tipo di personaggio si adatta bene alla storia scelta.
Per quanto riguarda la soluzione del mistero... da un lato mi ha stupito, ma dall'altro ho trovato che le autrici abbiano liquidato gli eventi troppo in fretta, lasciando ai lettori delle scene d'azione troppo frettolose (**) e, come compensazione, un epilogo che si dilunga forse in maniera eccessiva (***).
Dunque la mia valutazione è di tre stelline e mezzo. Avevo aspettative molto alte per The ending writes itself e, per quanto il romanzo in sé non mi sia dispiaciuto, non è nemmeno scattato il grande amore che mi aspettavo. Tuttavia, spero di vedere ancora Evelyn Clarke in libreria, magari con un giallo un po' più giallo e un po' meno incentrato sull'editoria (*).


(*) Parere mio personale: alcune delle lamentele sono un po' ipocrite, visto che una delle due metà di Evelyn Clarke è nell'industria da quando era poco più che ventenne, ha contratti con i maggiori gruppi editoriali inglesi e americane e ha venduto un numero di copie a sei zeri (e anche l'altra, bene o male, é conosciuta all'interno del settore).
(**) SPOILER: Dopo cento pagine di presentazione dei personaggi, la vicenda si svolge letteralmente in quattro e quattr'otto: uno dopo l'altro muoiono Sienna, Malcom, Jaxon e Millie (con Kenzo che apparentemente muore offscreen, ma in realtà si salva) mentre Priscilla, rivelatasi in realtà Ava, l'editor di Arthur Flinch, finisce per fronteggiare Cate, che si scopre essere l'assassina perché odia l'industria editoriale, in quanto sua madre l'ha trascurata per rincorrere il suo sogno di diventare scrittrice, portandola a vivere una vita infelice. Onestamente? Al momento della rivelazione mi sono cadute un po' le braccia. Non tanto per la scelta dell'assassina (anzi, persino le autrici usando il PoV di Kenzo scherzano sulla banalità della rivelazione), né per il movente ma per il fatto che le autrici non sono riuscite a dare pathos alla scena, rendendola alla fine più un lungo sfogo sull'editoria che il climax del romanzo. E capisco che la critica all'industria è la colonna portante dell'opera, ma almeno la scena clou scrivetela bene!
(***) Tra l'altro Kenzo che si salva nonostante venga ferito gravemente da Cate è una scena che, pur essendomi piaciuta parecchio a livello di lettura, ho trovato poco verosimile (persino per gli standard non troppo verosimili di questo romanzo!)

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