Buondì. Sono alle prese con l'eccitazione post RARE e anche con tutti i casini che l'organizzazione sta combinando... altro che timore che torneranno più in Italia! Qui si rischia che Firenze diventi l'ultimo RARE in generale. In ogni caso la recensione di oggi è di Call me maybe di Lea Landucci, autrice che ha partecipato a Firenze sia nel 2023 che nel 2026.
AUTORE: Lea Landucci
COLLANA: Selfpublishing
PREZZO (CARTACEO): 13,00€
PREZZO (EBOOK): 2,99€
TRAMA: Maybe Love l’ha promesso: prima o poi riuscirà a fare della sua espressione artistica il suo vero mestiere. Ma vivere facendo la Drag Queen è tutt’altro che semplice, soprattutto quando la responsabilità della famiglia pesa tutta sulle tue spalle.
Matteo lavora come assistente di un uomo affascinante e intrattabile. Il suo capo pretende molto, forse troppo, tanto da spingerlo più volte a tentare di licenziarsi. Ma lui non può fare a meno di Matteo, e Matteo ha un buon motivo per restare: è segretamente innamorato del suo capo, da… sempre!Max ne deve prendere atto: non è mai stato innamorato. Con la sua ultima fidanzata le cose sembravano andare alla grande ma, appena ha sentito parlare di matrimonio, è scappato pure da lei. Oltre alla sua coscienza, anche l’azienda di famiglia sembra arrancare, soprattutto dopo che la sua ex ha deciso di vendicarsi portandogli via i clienti più facoltosi. È disposto a tutto per salvare il suo lavoro, ma chi si occuperà del suo cuore?
Le vite di Maybe Love, Matteo e Max si intrecceranno su piani inaspettati, prendendosi gioco delle loro emozioni. Il loro incontro causerà palpitazioni, colmerà vuoti, metterà tutto in discussione, fino a trasformarsi in passione, in balsamo per le reciproche ferite.
L’amore, a volte, è proprio dove non penseresti mai di trovarlo.
Call me maybe è un romance m/m di Lea Landucci ambientato nel mondo delle drag queen, che ho acquistato ancora al RARE di Firenze del 2023 e che, nonostante le numerose recensioni positive, non avevo ancora letto. Almeno fino ad adesso.
In preparazione per il RARE del 2026 ho deciso infatti di leggere tutti i romanzi delle autrici partecipanti che, per un motivo o per l'altro, stavano a prendere polvere sulla mia libreria, incluso Call me maybe.
Che dire se non che avrei dovuto dare retta alle recensioni e leggerlo prima. Perché Call me maybe mi è piaciuto molto ed è stato una ventata d'aria fresca dopo un mese che leggo solo romance.
Certo, questo non vuol dire che non ci siano tropes o cliché, ma il modo in cui Lea Landucci sviluppa la storia permette di renderla meno uno stereotipo e più un evergreen.
Call me maybe infatti ruota attorno a un trope anch'esso vecchio come il mondo: un capo e un dipendente che si innamorano. Il modo in cui la trama viene sviluppata è però del tutto originale.
Matteo, il protagonista, ha una doppia vita: di giorno è l'assistente di Massimiliano Accorsi, un ricco architetto di cui è segretamente innamorato, di notte balla al Tabasco nelle vesti di Maybe Love, la drag queen più popolare del locale.
Le sue due vite rimango separate, senza contatti fra loro, fino a che Max, perduto un importante contratto a causa della rottura con la potente Matilda, non si trova a dover elemosinare un incarico da Guglielmo, uno stravagante artista che pone come condizione il coinvolgimento delle drag queen a cui care, tra cui figura proprio Maybe Love.
Max vede Maybe e, credendola una donna, se ne innamora a prima vista. Ma, quando viene a sapere che sotto il trucco e i tacchi si nasconde un uomo, entra in crisi: così decide di baciare Matteo per dimostrare di non essere gay. Ovviamente il bacio sconvolge Max che si trova non solo a dover discutere la propria identità sessuale ma si accorge anche di quanto sia importante per lui il suo assistente, e non solo a livello professionale...
Nonostante i continui tira e molla tra i protagonisti, che alla lunga mi hanno esasperata, Call me maybe mi è piaciuto parecchio.
L'aspetto che ho preferito è la cura con cui l'autrice ha svolto ricerche sul mondo LGBT+, fornendone una rappresentazione rispettosa e verosimile. Ci sono state polemiche (soprattutto da parte degli americani) sulla rappresentazione delle minoranze, sia etniche che di orientamento sessuale, nei romanzi di autori non facenti parte delle suddette (*). Io, personalmente, sono a favore della libertà di scrittura: chiunque può scrivere di chiunque, purché in maniera rispettosa e informata e Lea Landucci, coinvolgendo anche degli esponenti della comunità LGBT nella stesura della storia, lo fa in maniera impeccabile.
Mi sono sentita trasportata nel mondo di glitter e lustrini delle drag queen, che Lea Landucci dipinge in modo colorato, estroso ma anche credibile e senza cadere negli stereotipi.
Ho amato anche i personaggi: non solo i protagonisti ma anche, e soprattutto, le comparse che spesso finiscono per rubare la scena (tra cui spicca la nonna di Max, vera MVP del libro).
La scrittura ha un ottimo equilibrio tra leggerezza e profondità, tra umorismo e delicatezza.
Per questi motivi la mia valutazione è molto positiva, quattro stelline con un più. In un mese in cui ho letto praticamente solo romance, Call me maybe è riuscito ad emergere, sia per originalità che per la cura nei dettagli. E mi é piaciuto al punto che ho preordinato (ops!) il nuovo romanzo m/m di Lea Landucci questa volta dedicato al mondo del tennis (spero di non lasciarlo sullo scaffale per i prossimi tre anni prima di iniziarlo...)
(*) Si tratta di un argomento su cui andrebbe scritto un post a parte tanto c'è da discutere, tra cui il fatto che gli americani hanno due pesi e due misure per le culture europee (che possono essere appropriate da chiunque sia bianco, dando vita a storie che possono essere considerate al limite del vilipendio) e quelle non-europee (che invece no, possono essere maneggiate solo da autoctoni certificati).
Vi consiglio comunque di leggere l'introduzione di Call me maybe, che presenta l'opinione di Mattia, attivista LGBT che ha collaborato con l'autrice durante la stesura e la revisione del romanzo.


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