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venerdì 9 dicembre 2022

Review Party: Artia di Camelot - Cecilia Randall

Ciao a tutti. Direttamente dalla mia top ten del 2022, ecco la recensione del nuovo libro di Cecilia Randall: Artia di Camelot. Artia, non Artù (non fate come Google che continuava a suggerirmi Artù!)



TITOLO: Artia di Camelot
AUTORE: Cecilia Randall
COLLANA: Giunti Editore
PREZZO (CARTACEO): 18,00€
PREZZO (EBOOK): 9,99€
TRAMA: Per Artia, sedici anni, il futuro sembra già scritto: il matrimonio con un vecchio compagno d'armi dello zio, per rafforzare l'alleanza tra i due feudi. Ma Artia non ci sta e rivendica il diritto di vivere libera. Si scontrerà contro forze antiche che vorrebbero usarla per conquistare il trono di re Uther Pendragon, tra cavalieri, maghi, traditori e giochi di potere. Davanti a una misteriosa spada piantata nella roccia, Artia dovrà combattere e decidere chi è davvero. La sua risposta cambierà il destino della Britannia.


Cecilia Randall è un pilastro del fantasy italiano. Nonostante io abbia un blog dal 2014, legga fantasy e sostenga sui social le opere del fantastico "Made in Italy" sono qui ad ammettere questa mia enorme mancanza: non ho mai letto nulla di Cecilia Randall, né Hyperversum, la sua serie più famosa, né la dilogia di Millennio di Fuoco che invece mi è stata caldamente consigliata da colleghe blogger dai gusti molto simili ai miei. 
Fortunatamente ho avuto l'occasione di rimediare con Artia di Camelot, il suo nuovo romanzo, e la mia prima impressione sulla lettura è stata: "Come mai non ho mai letto nulla di Cecilia Randall prima?"
Artia di Camelot è stata infatti una piacevole sorpresa. Non che non avessi aspettative già abbastanza alte in partenza, ma è sempre gradito quando un libro rispecchia le speranze iniziali, e forse concede anche qualcosina in più. 
È vero, io amo i retelling del Ciclo Arturiano, quindi partivo già molto interessata all'argomento principe della narrazione. Eppure, negli anni, il topic della ragazza che per liberarsi delle imposizioni del patriarcato imbraccia la spada e diventa una guerriera mi è venuto a noia. Ultimamente tendo infatti a preferire protagoniste che rivolgono le condizioni imposte dal patriarcato a loro vantaggio, senza dover per questo fingersi un uomo. Insomma, più Cersei Lannister e meno Nihal del Mondo Emerso. 
Tuttavia, mi è bastato leggere le prime pagine di Artia per cambiare idea e affezionarmi alla protagonista. 
Artia infatti mi ha conquistata e non solo perché soggetta dai primi capitoli a una serie di sventure che abbatterebbe chiunque (ma non lei). L'autrice ha infatti preso un certo archetipo di personaggio, quello della ribelle, e lo ha reso più delicato ed umano. 
È vero, Artia sguaina la spada per difendere la propria libertà, ma la sua vera battaglia sta nel mantenere la sua umanità dopo aver assistito agli orrori della guerra. 
E la Randall, in questo, non ci va leggera. È vero, Artia di Camelot è pur sempre un libro per ragazzi, ma l'autrice ci rende comunque a precisare che non esistono solo i cavalieri delle fiabe. In questo si può parlare quasi di romanzo fanta-storico che di fantasy vero e proprio perché, nonostante la magia sia presente, essa viene oscurata da una ricostruzione del medioevo verosimile. 
Ho adorato che fossero presenti moltissimi protagonisti del Ciclo Arturiano, e che molti, incluso Merlino, uno dei miei preferiti, fossero descritti come personaggi grigi, non completamente positivi. 
Anche la trama rende onore alla definizione di retelling. Artia di Camelot è infatti fedele le vicende narrate nel Ciclo Arturiano quasi in modo inaspettato. Mi aspettavo una completa riscrittura delle vicende di Artù e Mago Merlino, mentre invece l'autrice ha preferito una strada diversa ma che, a mio avviso, ben si fonde con il materiale delle leggende originali. Non scendo troppo nel dettaglio, altrimenti finirei per spoilerarvi le parti più belle del romanzo, ma sappiate che giudico Artia il più bel retelling del Ciclo Arturiano dai tempi di Albion di Bianca Marconero!
Mi sono meravigliata di quanto fosse scorrevole la scrittura! Il libro, infatti, conta più di cinquecento pagine, ma non risulta mai pesante e si legge senza troppa fatica. Quasi tutte le scelte narrative sono funzionali alla trama e anche le scene filler, seppur presenti, sono piacevoli da leggere e contribuiscono a rendere più verosimile la caratterizzazione della protagonista.
Infine, menzione d'onore alla Randall perché una volta conclusa la lettura ho pensato "è così che si gestisce un romanzo". Perché Artia di Camelot è un libro autoconclusivo che lascia però aperta una porta, anzi un portone, per eventuali volumi successivi. 
E io, questi seguiti, spero proprio un giorno di leggerli. 
Dunque la mia valutazione è di quattro stelline e mezzo. Artia di Camelot è, a mio avviso, uno dei migliori fantasy italiani dell'anno e una lettura consigliata a tutti coloro che amano le storie di re Artù e Mago Merlino. 
Per quanto mi riguarda recupererò in futuro altri romanzi di questa autrice perché sono rimasta davvero colpita dalla storia di Artia!


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