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lunedì 13 luglio 2020

Review Party: Siamo tutti bravi con i fidanzati degli altri - Tommaso Zorzi

Ciao a tutti! E' il turno oggi di una recensione trash di un libro trash di un personaggio socail/televisivo che ho conosciuto solo di recente. Stiamo parlando di Siamo tutti bravi con i fidanzati degli altri, opera prima di Tommaso Zorzi, noto per la sua partecipazione a Riccanza, Pechino Express, Cortesie per gli Ospiti e per la sua presenza sui social. 

TITOLO: Siamo tutti bravi con i fidanzati degli altri
AUTORE: Tommaso Zorzi
COLLANA: Libri Mondadori
PREZZO (CARTACEO): 18,00€
PREZZO (EBOOK): 9,99€
TRAMA: "Questo sarà l'anno del mio fidanzamento, l'ho deciso. Sì, Filippo Villa, ventiquattro anni, milanese da generazioni, giornalista sportivo e party-boy, quest'anno si fidanzerà. E adesso ho qualcosa come tredici chat attive su Grindr, che è tutto un pullulare di messaggi." Fortunatamente nella sua ricerca Filippo non è solo. Accanto a lui c'è Bea, l'amica di una vita e coinquilina da sempre che, tra stronzi fedifraghi, sfigati colossali e spiantati totali, a ragazzi non è messa poi tanto meglio. Ma si sa, la speranza è l'ultima a morire, almeno finché viene alimentata dal vino bianco di pessima qualità che ogni sera Alice porta a Bea e Filippo in cambio di un posto sul divano del loro appartamento di Porta Venezia, nel cuore del quartiere della festa milanese. La malasorte sentimentale sembra invertire la sua rotta quando Filippo, grazie all'inseparabile Gilda, il suo bellissimo esemplare di bassotto a pelo ruvido, incrocia il proprio destino con quello di Diego: dog sitter, uno e novanta, moro, occhi neri. Un bòno, insomma. Diego ha solo un piccolo, trascurabile difetto: ha una fidanzata che lo aspetta a Monopoli, in Puglia. Dettagli. Diego è perfetto, è dolce, passionale, insomma è quello giusto. Ma non è tutto oro quel che luccica. Magari è solo bigiotteria fatta bene. Tra aperitivi troppo alcolici, poke al salmone e maratone di serie tv, in questo romanzo Tommaso Zorzi racconta con leggerezza e ironia l'amore, l'amicizia, il sesso e le relazioni ai tempi di Grindr. Perché sì, Siamo tutti bravi con i fidanzati degli altri, ma poi, quando tocca a noi, è un vero casino.




L'autore
Ci sono romanzi difficili da recensire, e Siamo tutti bravi coi fidanzati degli altri è uno di questi. Si tratta di un libro scritto da un personaggio televisivo e influencer, Tommaso Zorzi, con lo scopo, principalmente, di intrattenere il lettore, raccontando la vicenda di Filippo Villa, una sorta di alter ego dell'autore, e della sua ricerca di un fidanzato nella Milano contemporanea.
Siamo tutti bravi coi fidanzati degli altri è un libro trash e non di quelli involontari: lo scopo dell'autore era infatti, secondo me, quello di creare una storia breve e divertente, senza cercare di impegnarsi a trattare temi con più spessore di un foglio di carta.
Il protagonista, Filippo Villa, lavora come giornalista sportivo, ha per coinquilina la sua migliore amica Bea e, al primo posto nella lista dei buoni propositi del nuovo anno, ha la ricerca di un nuovo fidanzato.
I primi appuntamenti di Filippo con sconosciuti rimorchiati su Grindr falliscono miseramente, ma, proprio quando tutto sembra essere perduto, il nostro protagonista incontra Diego: bello, amante dei cani (è un dog sitter) e bisessuale. L’attrazione tra i due è alle stelle, ma quando Filippo inizia a sentire i sintomi inequivocabili di una malattia piuttosto imbarazzante, la vera natura di Diego verrà alla luce, con tanto di imprevedibili colpi di scena e vendette ben organizzate, che rappresentano il punto più alto del libro.
Non c’è molta originalità in Siamo tutti bravi coi fidanzati degli altri: il protagonista è la variante milanese del protagonista di una commedia romantica, le sue amiche sono le classiche comprimarie che lo supportano e lo sopportano (con litigate annesse e connesse), i suoi love interest ricadono nei vari cliché del genere e persino lo sviluppo finale della trama ha un che di visto e rivisto.
Non che questo sia un grave problema: Siamo tutti bravi con i fidanzati degli altri vuole solo far sorridere il lettore, con la natura, divertente e divertita, che condivide con il suo autore.
Il fatto però è che questo, spesso, avviene a scapito del contenuto.
E’ vero, mi sono fatta delle risate leggendo Siamo tutti bravi con i fidanzati degli altri, ma a volte ho avuto l'impressione che l'autore prendesse sottobanco temi che avrebbero potuto essere spunto per una riflessione intelligente e che invece vengono usati solo come un pretesto per dare vita a situazioni paradossali.
Uno su tutti: le malattie sessualmente trasmissibili. Il punto cardine della trama, infatti, è un'epidemia di gonorrea che lega i vari personaggi e permette non solo di far prendere un mezzo infarto al protagonista, ma anche di scoprire intrecci nascosti e tradimenti inaspettati. Per quanto il protagonista ci tiene a rimarcare che lui ci tiene a farlo protetto, e che monitora costantemente la sua salute (con tanto di scena ambientata al centro di prevenzione), il fatto è che tutta questa questione viene affrontata in maniera fin troppo ridanciana: insomma capisco che la reazione del protagonista possa essere comica, ma il modo in cui lui e Bea si comportano nei confronti i una povera comparsa secondaria di nome Sandro, ridendo del fatto che avrebbe potuto prendersela anche lui, senza avvisarlo nemmeno, non mi ha fatto ridere per niente.
Anche l’accenno all’omofobia l’ho trovato un po’ superficiale, inserito non tanto per ragioni di narrazione quanto perché è un tema attuale: il protagonista ci parla di aver subito attacchi omofobi e a un certo punto della storia incontra anche un personaggio esplicitamente omofobo, ma, entrambe le volte, questo argomento viene soltanto sfiorato.
Non è che perché stai scrivendo una commedia trash devi avere un livello di contenuti pari a zero, anzi. Anzi, proprio l’autore, visti i suoi trascorsi personali, avrebbe potuto sfruttare questa chance per lanciare messaggi positivi.
In conclusione la mia valutazione è di tre stelline. Siamo tutti bravi coi fidanzati degli altri mi ha divertito, e sicuramente l’ho trovato meglio del libro di Giulia de Lellis, ma se devo andare oltre alle risate grossolane e al trash che regna sovrano, sotto sotto non rimane molto.

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