Pagine

martedì 21 luglio 2020

Review Party: Middlegame - Seanan McGuire

Ok, ultimo post per oggi. Chiudo con un libro per cui sono la pecora nera della blogsfera: negli ultimi giorni leggo solo post per cui "dovete leggere Middlegame!", "oh leggetelo tutti ne vale la pena!".
A me Middlegame di Seanan McGuire non è piaciuto. Ho dato tre stelle perché l'autrice scrive bene, la trama è ben ragionata e, sinceramente, sono la prima a dire che due stelline per un libro di questo tipo mi sembrava davvero troppo poco. Tuttavia non posso negarlo: non ho sentito nei confronti di Middlegame tutto ciò che le mie colleghe hanno provato e, nella recensione, cerco di spiegarvi perché. 



TITOLO: Middlegame
AUTORE: Seanan McGuire
COLLANA: Oscar Vault
PREZZO (CARTACEO): 22,00€
PREZZO (EBOOK): 9,99€ 
TRAMA: Ecco Roger. Ha un vero dono per le parole, comprende istintivamente ogni linguaggio e sa che è il potere delle storie a regolare i meccanismi dell'universo. Ed ecco Dodger. È la sorella di Roger, la sua gemella per la precisione. Anche lei ha un dono, per i numeri: sono il suo mondo, la sua ossessione, il suo tutto. Qualunque cosa le si presenti alla mente, Dodger la elabora con il potere della matematica. I due fratelli non sono propriamente umani, anche se non lo sanno. Non sono neanche propriamente divini. Non del tutto... non ancora. E poi c'è Reed, esperto alchimista, come la sua progenitrice. È stato lui a dare vita ai gemelli. Non si potrebbe definirlo il loro "padre". Non proprio. Ma come tutti i genitori, per i due ragazzi ha un piano ambizioso: far sì che raggiungano il potere assoluto, e poi reclamarlo per sé. Diventare "dei in Terra" è una cosa possibile. Pregate soltanto che non accada.



Se dovessi definire Middlegame di Seanan McGuire con un aggettivo, sarebbe sicuramente "delirante".
Perché la lettura di questo libro si è rivelata un delirio, e non saprei se nel senso positivo o spregiativo del termine.
Middlegame è l'opera di una pluripremiata autrice americana, Seanan McGuire e ha alla base il tema dell'alchimia. Reed, infatti, è l'ultimo adepto rimasto in vita di Asphodel Baker, la più grande alchimista americana di sempre, e ha un obiettivo: ottenere il potere assoluto sfruttando la Dottrina dell'Ethos. Cosa sia o cosa comporti questa Dottrina, non l'ho ben capito ma fatto sta che Reed cerca di incarnarla in coppie di bambini, gemelli, creati appositamente per lo scopo.
Seth e Beth, Tim e Kim... i bambini sono sempre un maschio e una femmina, con i nomi in rima, di cui uno incarna il potere del linguaggio e l'altro quello della matematica.
Anche Roger e Dodger fanno parte di questo esperimento... Solo che non lo sanno.
I due non si conoscono nemmeno, dato che Roger è stato adottato da una coppia del New England e Dodger della California, dall'altra parte del paese. Eppure i due sentono la presenza l'uno dell'altro, sviluppano un legame psichico particolare e, pur ignorando, almeno all'inizio, la loro parentela, finiscono sempre per ritrovarsi, sviluppando un rapporto di fratellanza sempre più profondo.
A mio avviso Middlegame è una storia con un ottimo potenziale sfruttato nel peggiore dei modi.
Credo che il peggiore dei problemi di questo romanzo sia la confusione. Evidentemente, trattando di alchimia e l'esoterismo, l'autrice deve aver pensato che sarebbe stata una buona idea mantenere la narrazione su toni foschi e nebbiosi per tutto il romanzo. E lo è stata?
Secondo me, no.
La storia non ha mai ingranato veramente. Le prime cento pagine, poi, sono state, da questo punto di vista, terribili: l'autrice fa intervenire subito questi personaggi misteriosi, Asphodel, Reed, Leigh, di cui impareremo a larghe linee di cosa si occupano solo più avanti, e li fa discutere subito di esperimenti e principi alchemici, senza dare la minima informazione al lettore. Capisco voler evitare gli spiegoni a tutti i costi, ma esiste un punto a metà strada tra cento pagine di infodump (come è accaduto ad esempio in Crescent City) e il non dare un minimo punto di riferimento al lettore, lasciandolo brancolare nel buio per quasi cinquecento pagine e senza nemmeno una Mano della Gloria a illuminare la via.
E qui cito la Mano della Gloria, il manufatto che vedete raffigurato sulla copertina del romanzo e che possiamo prendere ad esempio del modus operandi dell'autrice: la McGuire, infatti, introduce la Mano della Gloria in una scena cruciale del romanzo, ne parla brevemente in due righe, un lettore curioso si aspetta più una descrizione più dettagliata delle sue proprietà, o un uso particolare e invece no, finisce per essere impiegata come una candela qualsiasi senza più approfondimenti sulla sua creazione o le sue virtù.

Una fan art del libro (con tanto di Mano della Gloria) - trovata su Tumblr

Il fatto è che anche personaggi e scrittura, sebbene non abbiano particolari problemi, non mi hanno conquistata.
Tra i personaggi mi è mancato quello divertente, a cui affezionarsi, per cui fare il tifo. Roger e Dodger non sono male, ma li ho trovati entrambi molto seriosi e talmente diversi dalle persone normali che è stato difficile simpatizzare con loro. A un certo punto della storia, credo che non mi sarebbe nemmeno importato se fossero morti o meno. Lo stesso vale per i comprimari: sono tutti talmente nebulosi, misteriosi, o appaiono per talmente poche scene, che nessuno mi è rimasto impresso.
Anche lo stile non mi ha convinto: non tanto per la scrittura, perché la McGuire ha uno stile molto personale, evocativo e, oserei dire, adatto a trattare argomenti misteriosi e complessi. Il fatto è che il romanzo è incredibilmente lento e, soprattutto nella prima parte, si è rivelato un mattone difficile da digerire. Con il passare dei capitoli la situazione migliora, ma mai abbastanza da spiccare il volo.
Nonostante la storia preveda omicidi, tradimenti e scene d'azione, tutto rimane fortemente ovattato da questo stile così arzigogolato da risultare caotico, che finisce per togliere anziché aggiungere pathos alla vicenda.
Per questo motivo la mia valutazione è di sole tre stelline. Non è un romanzo scritto male: i personaggi sono caratterizzati in modo discreto, la trama si vede che  stata studiata e l'autrice conosce la nobile arte della scrittura.
Tuttavia avevo aspettative molto alte e sono rimasta abbastanza delusa.
Inoltre il romanzo inizialmente è stato pensato come autoconclusivo ma, proprio qualche giorno fa, l'autrice ha annunciato un seguito: io non so proprio cosa aspettarmi e, a dire il vero, non so nemmeno se lo leggerò...


2 commenti:

  1. Middlegame è uno di quei romanzi che sto vedendo ovunque, inviati a chiunque ma di cui in realtà non me ne frega proprio niente

    RispondiElimina
    Risposte
    1. In realtà è un libro molto particolare... a me non ha fatto impazzire ma magari potrebbe piacerti

      Elimina