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martedì 3 maggio 2016

Recensione: Drow - Simon Rowd

Ciao a tutti! Lo so, ho già pubblicato da tempo la recensione di Mior, il seguito di questo volume, però, mi sono trovata in archivio la recensione del primo. Che faccio? Alla fine ho trovato giusto pubblicarla: lo so che Mior mi era piaciuto, però l'inizio della serie è ben lungi dall'essere perfetto, e questa è la mia opinione su Drow, il primo volume. Non ci sono riferimenti al seguito, dunque è completamente spoiler free! 

TITOLO: Drow
AUTORE: Simon Rowd
COLLANA: ElectaYoung
PREZZO (CARTACEO): 12,90
PREZZO (EBOOK): 6,99
TRAMA: Per Eric Arden il buio non esiste. Non è mai esistito. I suoi occhi vedono nell'oscurità come in pieno giorno. Un potere oscuro e inquietante, di cui non conosce l'origine. Eppure è qualcos'altro a spaventarlo: un istinto aggressivo che non riesce a dominare, legato in qualche modo all'incubo che tormenta le sue notti. Una visione oscura da un passato ignoto, parte di un segreto che da sempre porta dentro di sé. Quando, al campus dell'università, i suoi occhi incrociano lo sguardo dolce e sensuale di Sophie, si scatena un'attrazione travolgente che nemmeno una guerra invisibile tra razze secolari riuscirà ad arrestare. Davanti a Eric si schiuderanno le porte di un mondo sconosciuto. Un mondo cui scopre, suo malgrado, di appartenere e che lo trascinerà di fronte alla scelta più difficile che abbia mai dovuto affrontare: assecondare la sua vera natura o combatterla per la ragazza che ama.
" Possiamo imparare a controllarci, se lo vogliamo. in fondo siamo sempre noi stessi". " Quello non sono io. E' qualcun altro...qualcos'altro. Vive in me, condividimo lo stesso corpo e, ciò che più mi spaventa, la stessa mente".




Se dovessi descrivere in una sola parola Drow, romanzo di esordio di Simon Rowd, che ha dispetto del nome è un autore italiano, è "strano". Non necessariamente strano da intendersi in maniera negativa, anzi, credo che si tratti di uno di quei casi in cui ho aperto il libro senza sapere esattamente cosa aspettarmi, e ho iniziato a vederci più chiaro solo a metà del romanzo.
A dire il vero, con Drow ero partita con il piede sbagliato. Non avevo afferrato subito il genere a cui appartenesse, e quando ho letto il prologo, che ricalca esattamente altre scene già viste, mi sembrava di essere capitata in uno di quei romanzi high fantasy popolati da abbandoni di neonati e donne dagli occhi viola. Immaginatevi la mia sorpresa quando il primo capitolo è ambientato in una  moderna università!
La prima metà, forse per questo, mi ha un po' delusa. Non accadeva quasi niente, la storia era molto nebulosa e poco chiara e la mia continua domanda è stata: "Ma qua dove vogliamo arrivare?" Insomma, non si parlava di pochi capitoli, ma di ben metà libro.


Ma non è neanche questa la cosa più fastidiosa... La prima metà, infatti, è dedicata ad uno dei peggiori insta-love di cui abbia mai letto. Riassunto per chi non frequenta il blog: l'insta-love è il modo con cui i blogger anglofoni chiamano l'amore a prima vista, quello del tipo più puro ed assoluto, ergo pacchiano. Sinceramente è un topic che apprezzo poco anche io: capisco le attrazioni a prima vista, sebbene preferisca i sentimenti che magari nascono da un contrasto e si sviluppano gradualmente, ma in questo caso il rapporto tra Eric, il protagonista, e Sophie, nasce all'improvviso e si sviluppa alla velocità della luce, in maniera piuttosto innaturale.



E così i capitoli si susseguono uno dopo l'altro, tra una festa andata male da una parte, un appuntamento mancato dall'altra, e certa gente non meglio precisata che si rinchiude in laboratori ultratecnologici per non si sa far cosa.
Dunque, tra amori campati un po' in aria, e il dubbio più assoluto, sono arrivata a metà del romanzo senza ancora la minima idea di che cosa parla Drow, e qui per fortuna le cose sono cambiate in meglio.
Infatti l'autore nel giro di tre capitoli butta tantissima carne al fuoco: finalmente la trama e i personaggi acquisiscono un senso, e la storia d'amore tra Eric e Sophie viene messa in secondo piano per far spazio alla trama principale e, finalmente, all'azione.
La trama in sé è un misto tra trovate originali, e cliché antichi come il mondo: in certe parti Rowd mi ha sorpreso davvero, dimostrando una buona fantasia e una certa capacità narrativa, mentre, altre volte, ho avuto la spiacevole sensazione di aver già visto, o meglio letto, di situazioni molto, molto simili (lo so che per chi legge di tutto è facile incappare in scenari che si assomigliano molto, ma, in ogni caso, non è mai troppo piacevole).
Sui personaggi non posso dire molto. Già il genere, una sorta di miscuglio tra fantasy classico e urban fantasy con un po' di thriller (almeno secondo l'autore), non favorisce l'approfondimento psicologico, ma alcuni, come Sophie risultano davvero monodimensionali. Al contrario Jimmy, l'amico dei protagonisti, che all'inizio sembrava corrispondere al perfetto stereotipo del genere, si è rivelato una bella sorpresa, mentre su Eric, il personaggio principale, creato apposta per custodire i misteri della saga, ancora non mi posso esprimere.. Ma sono sicura che nei prossimi capitoli della saga ci darà grandi soddisfazioni.
Lo stile dell'autore non è particolarmente complesso, e scorre molto bene, soprattutto nelle scene d'azione, dove Rowd da il meglio di sé. La storia viene narrata con un narratore onnisciente: non certo il mio modo preferito, visto che ho dovuto rileggere più volte alcuni periodi in cui interagivano più personaggi in quanto non era immediatamente chiaro chi fosse a parlare o agire. Tuttavia, in generale, per un fantasy si tratta comunque di una buona scelta.  
In conclusione  la mia valutazione è di tre stelline. Dato che si tratta comunque di un libro di debutto non è affatto male, anche se alcuni aspetti potevano comunque essere migliorati, ma sono curiosa  di vedere come l'autore se la sia cavata con il seguito, Mior.


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